Lavorare

Lavorare mi piace, sono fortunata. A volte può essere ripetitivo, estraniante, ma altre volte mi dà molti stimoli e la possibilità di conoscere gente nuova e interessante. Particolare da non sottovalutare, ho un lavoro che mi permette di viaggiare con una certa frequenza, anche se a volte è un viaggiare solo per sedi di aziende e alberghi, ma con il tempo e con lo sviluppo della mia carriera, sono riuscita a trovare il modo di ritagliarmi qualche spazio durante le trasferte di lavoro. Già, i viaggi di lavoro, stanno diventando indispensabili per me: stacco dalla routine, dalla famiglia, vedo cose nuove, modi di lavorare, città, paesi.

E il viaggio di lavoro diventa per me un modo di ricaricarmi; lavoro ma sfrutto quei pochi momenti di solitudine per divertirmi.
L’ultimo che ho fatto è stato molto bello. Due giorni intensi di lavoro, presentazioni, incontri, riunioni. Poi dalle cinque del pomeriggio del secondo giorno sono stata libera di fare quello che volevo, avrei avuto l’aereo per il rientro a casa solo a mezzogiorno del giorno seguente. Il clima era perfetto, faceva caldo ma senza esagerare, l’ideale per fare una lunga passeggiata nella città che conoscevo poco. L’albergo era bello, la mia stanza aveva anche una terrazza piuttosto grande con un affaccio sul lungofiume. Sono rientrata in albergo per cambiarmi, dopo la giornata di lavoro nella sede dell’azienda che ci ospitava. Alla reception, ho incontrato il collega di un’altra sede che conoscevo da qualche anno e che incontravo spesso in queste trasferte; pur viaggiando da posti diversi capitava che gli incontri cui partecipavamo fossero gli stessi. Era sempre una compagnia piacevole la sua, un bell’uomo di mezza età, affascinante e dal piacevole modo di parlare. Mi ha salutata, dicendo che anche lui avrebbe avuto l’aereo il giorno seguente e parlando del più e del meno davanti alla reception abbiamo capito che la sua stanza doveva essere vicina alla mia. Mi ha invitata a cena, la sera, in quel momento avrebbe ancora dovuto lavorare un po’ in albergo ma la sera avrebbe passato volentieri qualche ora con me, se la cosa non mi creava problema. Con piacere, ho detto. In effetti mi faceva piacere, ci siamo dati appuntamento nella hall alle 20, avrebbe pensato lui a prenotare in un ristorante che conosceva. Ho avuto modo di farmi il giro che avevo programmato, con meno tempo del previsto ma comunque ho potuto apprezzare il centro della città.
Poi sono rientrata in albergo, mi sono fatta una doccia e ho messo l’unico vestito che avevo con me, leggero, adatto per la serata calda. Ho chiamato mio marito dicendogli che sarei andata a mangiare con un gruppo di colleghi. Non volevo farlo ingelosire, non che pensassi di tradirlo, assolutamente, ma è venuto così, e poi mi intrigava l’idea di andare a cena con quell’uomo senza dirlo. Mi metteva un sottile brivido di proibito, anche se non aveva nessun senso effettivo di proibito. Era però una sensazione particolare, piacevole.
Alle 20.10 sono scesa nella hall, lui era già lì. Mi sono scusata per il ritardo e ci siamo avviati, chiamando un taxi, al ristorante dove aveva prenotato. Il posto era molto bello, abbiamo mangiato all’aperto, molto bene, bevuto altrettanto bene. Lui è esperto di vini e la serata è stata molto bella e piacevole. La conversazione è stata varia e interessante, mai un momento di noia o di distrazione da quello che stava accadendo.
Dopo aver pagato siamo usciti e abbiamo deciso insieme di tornare in albergo a piedi: la serata era calda e piacevole e ci avrebbe consentito oltre che ammirare la città notturna, di smaltire qualche bicchiere in più assaporato durante la cena. Passeggiando con il calore del tiepido venticello sulle gambe, continuavamo a parlare. Mi raccontava della sua vita fuori dal lavoro, la sua famiglia, la sua città, io facevo lo stesso. Ridevamo di piccole coincidenze e di episodi divertenti.
Arrivati in albergo abbiamo deciso che avremmo preso un bicchiere di qualcosa al bar. Mi piaceva la sua compagnia, mi stavo divertendo e avevo sempre più addosso quella sensazione lieve di proibito che mi dava l’essere uscita a cena con uomo senza dirlo a mio marito. Niente di particolare, naturalmente, ma l’atmosfera che vivevo era quella di una serata lontano da tutto e da tutti.
Due gin tonic, io ho chiesto di farlo leggero ma non credo lo abbiano fatto con così poco alcol. O comunque a me bastava…
Abbiamo preso i bicchieri e ci siamo spostati sui posizionati a bordo della piscina dell’hotel. Non c’era nessuno e la luce era molto soffusa, illuminava il tutto la luce proveniente dalla vasca.
“è una serata bellissima, con una donna bellissima, grazie” ha detto lui. “Anche per me lo è, mi sento come se fosse una giornata diversa, lontana dalla vita di tutti i giorni”. Eravamo entrambi molto rilassati, ci godevamo il drink e il rumore della piscina, e ogni tanto qualche parola. I discorsi cominciavano a spostarsi su quanto era piacevole stare lì, con lui, con me. Quanto queste serate possano ricaricare e quanto sia bello lasciarsi andare quando ci si trova a proprio agio. Mi stuzzicavano quei discorsi e sicuramente facevano lo stesso effetto su di lui, ma non avrebbe mai fatto un passo di troppo, non un’iniziativa che potesse sembrare inappropriata. E questo mi piaceva ancora di più.
La situazione era stimolante e rilassante allo stesso tempo, un mix perfetto. Dopo aver terminato di bere, il cameriere del bar ci ha avvertito che avrebbero chiuso la piscina.
Ho chiesto se poteva preparare altri due gin tonic, che il giorno seguente gli avremmo reso i bicchieri. Lo ha fatto, li abbiamo presi. Poi siamo saliti al corridoio delle nostre stanze. “Bene, direi che il drink finale ognuno se lo beve nella sua stanza. Ma sai che abbiamo i terrazzi confinanti? potremmo continuare la nostra piacevole serata parlando da lì.” ha detto. l’ho trovato un modo perfetto per chiudere la serata. Glielo ho detto “questa è un’idea perfetta, ci sentiamo da lì, allora” Mi sono avvicinata per salutarlo. Ci siamo sfiorati le labbra. Ho sorriso e sono entrata nella mia stanza, lui nella sua. Ora sì che la sensazione di proibito era cambiata, era evoluta, era diventata pura eccitazione. Sono andata nella terrazza, mi sono seduta e ho sentito che lui stava facendo lo stesso nella terrazza accanto. Erano separate da un muro, non ci potevamo vedere se non, forse, sporgendoci. Ma ci potevamo parlare e sentire perfettamente. “Ciao” ha detto. Ho risposto, abbiamo continuato a parlare. Mi ha raccontato di una ragazza con cui ha avuto una storia di recente, io gli ho raccontato un’avventura che mai avevo condiviso con altri. Mi parlava dei dettagli, di come era a letto quella ragazza. Io facevo lo stesso raccontandogli della mia avventura. Mi piaceva ascoltarlo, glielo ho detto. Mi eccitava sentire e immaginare e mi piaceva raccontare di me.
Mi sono spogliata, ho levato il vestito, le mutandine, il reggiseno. Mi sono seduta, nuda, gustandomi gli ultimi sorsi del bicchiere. Continuando a parlare e ad ascoltare i dettagli dei suoi incontri amorosi. “Non ho voluto che entrassi nella mia stanza, altrimenti so come sarebbe finita e non è il caso tra di noi, ma lo avrei fatto in un’altra situazione” gli ho detto. “Lo so, è stato lo stesso per me, ma questa serata è comunque bellissima e sensuale per me” ha risposto. “Lo è, molto”. Non sapeva che ero nuda, magari lo immaginava, mi piaceva esserlo, parlargli così, raccontargli di come mi aveva presa l’uomo della storia che avevo vissuto. Mi piaceva parlargli sfiorandomi delicatamente i capezzoli, allargando le gambe, poggiando i piedi sul tavolino basso che avevo di fronte alla sedia. Ho immaginato che lui stesse facendo lo stesso, che si stesse masturbando, che i momenti di silenzio erano accompagnati dai movimenti della mano sul suo corpo, come lo erano per me. Mi eccitava essere nuda nel buio della terrazza, con lui dall’altra parte del muro. Godevo di quei momenti, di quella voce calda, di quelle parole sensuali, delle immagini che mi trasmettevano i suoi racconti. “Hai per caso una sigaretta?” gli ho chiesto. “Sì, ne vado a prendere due e te la passo da qui.”. Ho aspettato. Poi ho sentito che mi chiamava e ho visto che si sporgeva dalla terrazza per passarmela. Mi sono alzata e mi sono avvicinata. Si è affacciato. Mi ha guardata, ero lì, in piedi, nuda. Lo era anche lui, immagino, io ho potuto vedere solo il petto nudo, essendo lui che si affacciava dalla mia parte. Era buio, non so quanto abbia visto.
Abbastanza, ho immaginato.
Abbastanza, ho sperato.
Ho preso la sigaretta che mi ha passato e sono tornata a sedere, con un brivido di eccitazione su tutto il corpo. Lui ha fatto lo stesso. “Grazie” ho detto “Ci voleva. Continua a raccontare, mi piace ascoltarti”.
Ha ripreso a raccontare, di un incontro in particolare, di una lunga nottata di sesso con quella ragazza. Entrava nei particolari, a voce bassa, profonda. Sensuale. E io, nuda, fumando, mi toccavo. Domandavo “cosa ti piaceva di lei?” e “come ti faceva godere?” e “Come era il suo seno?”. E lui rispondeva sempre, entrando sempre di più in dettagli molto eccitanti. Io lì, con una mano tra le gambe, godevo delle sue parole. Immaginavo quello che mi raccontava e immaginavo che lui stesse tenendo il suo cazzo nella mano, parlandomi. Ho spento la sigaretta, ho finito il gin tonic. Ho continuato ad ascoltare. A masturbarmi. Avrei voluto continuare a lungo in quel modo, ma non potevo più. L’eccitazione era troppa e mi stava travolgendo, mentre mi raccontava di come aveva scopato quella ragazza.
“Continua” gli ho detto, come se fosse lui a toccarmi, come se fosse la sua mano tra le mie gambe e sui miei capezzoli.
“Continua” ho detto ancora, mentre l’orgasmo mi saliva fino al cervello, mentre cercavo di trattenere la voce che voleva far uscire tutto il piacere, gridandolo.
“Sì” ha detto lui, due, tre volte.
Ho immaginato, pensato, sperato, che fosse venuto anche lui, con me, nel momento in cui trattenermi non è servito a nulla.
Il silenzio che è calato dopo, mi ha fatto capire che era così.
Il buonanotte sussurrato insieme al grazie della magnifica serata, ha chiuso quel momento di sogno.

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