Occhi

Era uno scambio da liceali. Sguardi, sorrisi accennati, occhi negli occhi. Mai una parola, per almeno un mese, poi qualche ciao di cortesia, infine tanti ciao, tanti sorrisi e un caffè.

Proprio come i liceali impacciati, ci abbiamo messo tanto, troppo tempo. Ma il tempo fa crescere il desiderio e il mio era tutto per i suoi sorrisi, per i suoi sguardi sfuggenti, per la sua apparente timidezza. Il suo non so per cosa fosse ma suppongo, a posteriori, che esistesse.
Ma no, non ho detto la verità o meglio ne ho omessa una parte. Perché il mio desiderio era anche, in buona parte, per il suo culo. Sì, anche se non era un perfetto. Non per i canoni consueti, di cui peraltro non mi frega proprio un cazzo. Era solo leggermente più grande di quello che alcuni pensano debba essere un culo perfetto. Ma perfetto è ciò che piace a chi lo vede, ciò che piace a chi lo possiede. Nel suo caso, e nel mio, era così. Portava quasi sempre i jeans, un giacchetto corto di pelle o simil-pelle, scarpe da ginnastica. Non aveva l’aria da chi vuole avere sguardi su di sé. Ma il mio era sempre lì, sempre sul suo modo di camminare, di muoversi, sulla forma dei suoi zigomi, sulla profondità degli occhi scuri. Sul culo, che non mi lasciava mai in pace.
Dopo il caffè ci salutavamo più regolarmente ed esplicitamente. Dopo i saluti espliciti vennero le chiacchiere e il desiderio non poteva più stare fermo. Una serata fuori, a vedere un concerto, due passi, due parole, tre baci. Uno sguardo, un indirizzo. Ci vediamo lì.
Entrai in quell’appartamento sconosciuto. Non eravamo più timidi ed esitanti. Eravamo solo desiderio, irrefrenabile voglia di annusarci, di sentirci, di conoscerci i corpi. Due birre, tanto per dire che non si scopa subito, al primo appuntamento. Pochi minuti ancora di sguardi, di labbra fissate, di occhi su occhi. Poi le mani, sul suo collo, sulla sua testa e sulla mia, i sapori che si mischiano. Le voci lievi, gli sguardi accennati, le parole sussurrate. Il mio petto nudo sfiorato dalle sue dita. I suoi jeans, che aprivo lentamente. Avrei quasi voluto tenerli per quanto erano diventato oggetto del mio desiderio, per quanto avevano dato corpo alle mie fantasie. Ma li ho tolti, per farla rimanere con la canottiera e il tanga che mi ha sorpreso trovarle indosso.
“Ferma, rimani così, voglio guardarti. Non sai da quanto aspettavo questo momento. Ed è più bello ora della migliore delle mie continue fantasie su di te”
Era il momento di guardarla, di farle sentire sulla pelle tutto il piacere che mi aveva dato da quando l’avevo vista la prima volta. Era il momento di sfiorare le sue spalle con le labbra, di seguire le clavicole con le dita. Di osservare i capezzoli modificare il cotone leggero della canottiera rossa. Di sfiorarli con le labbra, protetti dal cotone. Di ascoltare i suoi sospiri accompagnare i miei movimenti sul suo corpo. Di scendere a lambire il bordo del cotone, dove i fianchi diventano vita. Di seguire il profilo degli slip erotici, di passare sulla pelle segnata dai brividi di piacere. Di annusare la pelle delle sue cosce, di baciarla, di leccare. Di incrociare il mio sguardo con il suo. Doveva essere eccitante per lei avermi con la testa tra le gambe, la lingua a un centimetro dalla fica, con gli occhi che cercavano i suoi. Doveva essere bello pensare di essere a un attimo dal sentirsi leccata nel piacere. Mi è sembrato proprio che lo fosse, quando ha pronunciato parole indistinguibili miste a gemiti prolungati. Ma ho potuto comprenderne il senso più ampio. Quando il suo sapore è entrato nitido nella mia bocca, penetrandomi fino al cervello per darmi una scossa di piacere indescrivibile. Sentirla godere nella mia bocca, sentirmi stringere la testa, quasi soffocare con le gambe.
Rallentare.
Continuare, lievemente. Salire, levare la canottiera, poggiare il mio petto sul suo, la mia bocca sulla sua. Scambiarsi il sapore del piacere, il desiderio del godere.
E poi sentirla girarsi, mettersi in ginocchio, con le braccia poggiate sul letto. Avere la visione di quel culo davanti a me.
A mani piene sui fianchi pieni. Guardarle la schiena e il volto girato verso di me con gli occhi che chiedevano di avermi dentro.
Il piacere, tutto lì, tutto tra le mie mani.

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