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From: Silvia
To: Marco
poi sai cosa mi è venuto in mente di fare? un gioco. Ne avevamo parlato insieme una volta, per essere più precisi me ne avevi parlato tu mentre stavi dentro di me. Io ero inginocchiata sul letto e tu eri fermo, in piedi, con il cazzo piantato dentro di me ma immobile. Io ti chiedevo di muoverti ma tu eri irremovibile. Te lo ricordi? volevi strapparmi una promessa e io quella promessa di allora l’ho mantenuta. Forse con un po’ di ritardo ma in fondo non ne avevamo più parlato in dettaglio, dopo. E poi nel giro di qualche mese non ci siamo più frequentati, quindi non ne abbiamo avuto l’occasione. Mi chiedevi, passando la mano sul mio culo se sarei stata disposta a fare un gioco con il ragazzo che ci portava le pizze a casa, quando le ordinavamo per farci le nostre serate film. Ormai lo conoscevamo, era sempre felice di venire da noi perché tu gli davi sempre belle mance. E quella volta mi avevi detto che la volta seguente avrei dovuto accoglierlo da sola, mentre tu avresti aspettato in un’altra stanza. Non te lo sei dimenticato, vero? io ricordo tutto quello che mi dicevi mentre mi scopavi, perché lì uscivano fuori cose molto sincere e, a dirtela tutta, molto eccitanti che poi però non sempre avevamo lo spirito giusto per mettere in pratica. Mi avevi detto che sarebbe stato bello se lo avessi accolto con quella sottoveste trasparente che non metto mai ma che ti piaceva tanto. Mi dicevi che sarebbe stato eccitante per me aspettare così svestita che lui salisse dopo aver suonato. Che sicuramente mi si sarebbero induriti i capezzoli e questo li avrebbe resi ancora più evidenti. Lo ricordi? Ricordi che mentre mi dicevi così io mi eccitavo ancor di più e ti chiedevo di spingere, ma tu non lo volevi fare, dicevi che volevi rimanere fermo? Io ti dicevo dai, muoviti, ti prometto che lo faccio, come se farlo potesse essere un sacrificio per me… e tu allora continuavi a dirmi che poi avrebbe suonato e io avrei aperto con quella sottoveste e si sarebbe visto il seno. E sicuramente se lui avesse guardato in basso avrebbe capito perfettamente che non indossavo niente, nemmeno lì. E allora io avrei dovuto chiedergli scusa, sorridendo, dicendogli che non avevo fatto in tempo a vestirmi. Gli avrei dovuto chiedere di entrare un momento perché dovevo cercare i soldi. E allora sarei andata a prendere la borsa, sul divano, mi sarei piegata per frugare dentro alla ricerca del portafogli, sapendo che il culo sarebbe apparso ai suoi occhi. E avrei esitato un po’, cercando più del necessario perché mi avrebbe sicuramente eccitata sapere che quel giovane ragazzo mi stava guardando.
Ma io mi eccitavo già quando me lo stavi chiedendo e continuavo a dirti di andare avanti, ma ti dicevo per favore di spingere, almeno una volta. E quando poi ti ho detto che mi sarebbe piaciuto molto farlo, solo che poi avremmo corso il rischio che al ragazzo potesse venire voglia di scoparmi e magari si sarebbe avvicinato, avrebbe potuto alzare ancor più la sottoveste e avrebbe potuto cominciare a mettermi le mani sul culo, come stavi facendo tu in quel momento, lo ricordi cosa è successo? è successo che mi hai detto che ero una gran porca e allora sì, ti sei mosso, hai dato due spinte secche dentro di me e poi mi hai anche un po’ schiaffeggiato sul culo. Io lo ricordo, lo ricordo come fosse ieri, solo quello era già sufficiente a farmi godere urlando per quel tuo movimento così improvviso e pieno di voglia. Sai quanto mi faceva godere. Quando mi hai chiesto se mi sarebbe piaciuto se lo avesse fatto e io ti ho detto di sì, tu hai spinto di nuovo. Allora ti ho chiesto cosa avresti fatto tu, se mi avresti guardata dall’altra stanza mentre il ragazzo alzava la sottoveste e mi toccava, se ti sarebbe piaciuto guardare come lo avrei fatto entrare dentro di te. Hai spinto ancora, sempre di più. Godevo, sempre di più. Mi dicevi che ero una gran porca, una troia, ma che ti piaceva che io lo fossi. E forse lo capivi bene quanto mi piaceva che me lo dicessi, quanto mi piaceva dirtelo, pensarlo, immaginarlo, quanto mi piaceva sentirti così eccitato dall’idea che le tue spinte non si fermavano più, le tue mani stringevano, schiaffeggiavano, il tuo cazzo entrava fino in fondo e sempre di più. Me lo ricordo quanto mi ha fatto urlare quel modo di scoparmi così intenso.
L’ho fatto, un giorno, ho mantenuto la promessa. Mi sono fatta trovare così, mi sono fatta guardare, desiderare. Poi gli ho dato la mancia, l’ho ringraziato. Lui è uscito. Io mi sono stesa sul divano e ho ripensato a come era nata l’idea. A come mi avevi scopata. E ho goduto di quello. Del nostro modo di averci.
ciao
S.
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