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From: Silvia
Comincio io, perché ho qualcosa da dirti. Non vorrei sembrarti inopportuna ad andare contro le tue indicazioni di spostare l’attenzione sul presente ma ti voglio scrivere di una giornata che è una via di mezzo tra il passato (nostro) e il presente (con G,).
Era un giorno d’estate e tu lo ricorderai, forse, perché era parte di quell’estate difficile, la nostra ultima insieme, quella in cui poi abbiamo anche annullato la vacanza in Puglia. Quanti giorni bui, quanta distanza tra noi. Tanta che quel giorno al lago con Simona, Andrea e Giovanni mi sembrava potermi dare una boccata di ossigeno. Poi c’era il piccolo particolare che lui mi piaceva, lo hai sempre saputo e lo ha sempre saputo anche lui. Eri impegnato con i tuoi parenti, ricordi? non avrei comunque voluto che ci fossi, quel giorno. Volevo andare da sola. Ero già sola.
Il lago era il posto migliore, silenzioso, rilassante, quasi deserto. Io volevo piacergli, non mi importava della giornata, non mi importava degli altri due, volevo che lui mi guardasse, che mi desiderasse. Avevo bisogno di quello. Solo di quello. Abbiamo scelto un posto isolato, non lontano dalla strada, per poter fare un salto al bar di tanto in tanto, ma lontano da altera gente. Ci siamo sdraiati, abbiamo chiacchierato, abbiamo riso e scherzato. Stavo bene. Mi guardava, lo sai? guardava il mio costume nero e mi parlava, pensando che gli occhiali da sole potessero coprire il suo sguardo. Non aveva capito che era esattamente quello che volevo: che mi guardasse, che rendesse espliciti i suoi pensieri.
Sono andata a fare il bagno. Mi hai sempre detto che ti piaceva guardarmi entrare in acqua tu. Perché mi guardavi il culo. E io questo cercavo. Il suo sguardo su di me. Quindi non ho detto niente, mi sono alzata e sono entrata in acqua. Sentendo il suo sguardo e ignorando gli altri due.
Non è stato così sbagliato farlo, dopo qualche  minuto mi ha raggiunta in acqua. E lì mi ha detto che stavo benissimo. Sapessi come stavo bene, infatti.
Nuotava molto vicino a me, sentivo le sue gambe incrociare le mie. Avevo voglia, non so se lo hai capito. Se non lo hai capito te lo ripeto: avevo voglia.
Dopo il bagno, abbiamo preso tutti insieme una birra al bar, poi siamo tornati in spiaggia. Purtroppo sai cosa succede quando bevo una birra senza mangiare niente, con il caldo poi, con quella situazione. Con il desiderio che avevo di trasgredire, perché c’era anche questo aspetto. Ho visto che Simona e Andrea si erano messi a occhi chiusi, era come se non ci fossero più. Mi sono levata il reggiseno e mi sono sdraiata. E G. accanto a me. Mi ha guardato il seno. Ha guardato i miei capezzoli, che non aspettavano altro che quello. Poi si è sdraiato anche lui, vicino. Molto. Attaccato. Le nostre braccia erano a contatto. La mia mano toccava la sua. Era erotismo. Era come sapere che stavamo andando a letto insieme. Era quasi sesso. Mi eccitava. Muovere il braccio, muovere la mano, Poggiare la gamba sulla sua. Se non ci fossero stati gli altri mi sarei seduta su di lui e mi sarei fatta scopare lì, per quanta voglia avevo. Non potevo, lì. E poi ancora ero la tua compagna, formalmente, no?
Sentivo il brivido del proibito, della sua pelle sulla mia, sentivo la voglia di averlo addosso, di averlo dentro. Di succhiargli il cazzo. Tutto.
Al tramonto siamo tornati verso casa, eravamo in macchina di Andrea. Ho molto insistito per fare andare davanti Simona. Per stare accanto a G. per la durata del tragitto. Per sperare che mi mettesse una mano sulla coscia, per fargli capire che me lo sarei scopato lì. Lo ha capito perfettamente, lo ha capito per i movimenti della mia gamba quando in effetti ci ha posato la mano. Lo ha capito quando, vicini ad arrivare a casa, gli ho permesso di posarla sul mio costume, sotto il pareo che avevo. faticavo a parlare del più e del meno con gli altri con quella mano che mi sentiva la fica, sai? con quel dito che sentiva tutto il mio calore. Troppo presto siamo arrivati, troppo presto sono dovuta scendere e salutarli.
Eri a casa, tu. Lo ricordi questo? sì, lo ricordi. Perché ci siamo fatti la scopata più intensa e forte di quel periodo, perché mi dicesti che ti piaceva tutto quel calore, tutto quel trasporto che avevo. Te lo ricordi, lo so bene.
Adesso sai, che scopavo G., mentre scopavo te. Godevo dell’idea di lui, mentre sentivo il tuo cazzo tra le gambe. Godevo delle tue spinte immersa in quel desiderio.
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